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Un diario di cose celesti

Chi siamo? Perché?

Memoria dello Spazio: un innesco per l'immaginazione

30 Jul 2012 03:18 PM – Michele Diodati

Memoria dello Spazio: un innesco per l'immaginazione

Avevo più o meno dieci anni quando, passeggiando in una via del centro, scorsi nella vetrina di una libreria che oggi non c'è più la copertina argentata di un libro di fantascienza, "La memoria dello spazio", dello scrittore britannico Colin Kapp. Riuscii alla fine a farmelo regalare e ricordo ancora l'ansia gioiosa con cui mi accingevo a leggere per la prima volta una storia che mi avrebbe portato, così speravo, tra pianeti alieni, astronavi, guerre interplanetarie. Quel libro, il solo averlo prima e più ancora che leggerlo, mi consentiva di fare ciò che mi riusciva meglio: perdermi nei voli della fantasia, astraendomi per ore intere fin quasi a non sentire più il suono delle voci e delle attività umane intorno a me.

Della trama del libro, libro che ho perso da molti anni e mai ricomprato, ricordo molto poco: i due personaggi principali, Bron e Gicci, e l'espressione "un ciangottìo di oche", che ricorreva spesso e mi lasciava interdetto, perché nel mio lessico di decenne la parola "ciangottìo" non era mai comparsa prima (né sarebbe riapparsa dopo). Ma ricordo bene l'atmosfera mentale che quel libro aveva contribuito a creare in me, come una sorta di innesco: quel fantasticare su altre stelle, altri pianeti, altre forme di vita e di intelligenza, viaggi interstellari, paesaggi ignoti, eventi cosmici. Era un cercare di placare con la fantasia la sete di conoscenza che nasce, forse soprattutto nei bambini, di fronte all'intuizione dell'immensa realtà del cosmo là fuori. Intuizione che si unisce alla frustrazione di essere vincolati a un pianeta che è casa ma anche prigione, vivi per una manciata di anni, una frazione infinitesima della storia universale, senza alcuna possibilità di superare, se non appunto con la fantasia, la barriera dello spazio e del tempo.

La passione per l'astronomia, nata dalla lettura di libri di fantascienza e di enciclopedie e libri di curiosità per ragazzi, era l'ovvia conseguenza del desiderio di coniugare l'inclinazione al volo pindarico con la scienza, cioè con il desiderio di imparare ciò che realmente sappiamo, o possiamo sperare di sapere, della gran varietà di oggetti – pianeti, comete, asteroidi, stelle vive e stelle morte, buchi neri, nebulose, galassie, quasar – che affollano il cielo in tutte le direzioni, fin là dove l'occhio dei telescopi è in grado di spingersi.

Lo confesso, non sono mai stato un cultore dell'osservazione sul campo. Dell'astronomia mi attira soprattutto il piacere di provare a immaginare quei mondi infinitamente lontani, grazie alla capacità della scienza di tradurre i valori di ogni singolo fotone registrato da un sensore in informazioni che descrivono accuratamente anche ciò che gli strumenti non sono in grado di mostrarci (almeno non ancora). Così, i freddi numeri su un nuovo sistema planetario scoperto con il metodo del transito mi permettono di rappresentarmi mentalmente quei tre pianeti in orbita intorno alla loro stella, Kepler-30: pianeti che nessun astronomo ha mai visto, uno grande come Nettuno, uno più di Giove, uno come Saturno. Non li vediamo eppure sappiamo che sono lì, presso quella stella così simile al Sole, a diecimila anni luce da noi.

Memoria dello Spazio si rivolge a lettori che condividono questa passione per i dati usati come innesco per l'immaginazione. Certamente immagini e grafici arricchiscono gli articoli e li rendono più accattivanti. E qui ne troverete in abbondanza: i grandi telescopi terrestri e spaziali fanno a gara per sorprenderci di continuo con immagini meravigliose di nebulose e ammassi globulari, di galassie a spirale, di oggetti esotici. Sonde lunari e marziane ci mostrano la superficie della Luna e di Marte con un livello di dettaglio senza precedenti. Abbiamo immagini di prima mano da Saturno, da Mercurio, da Vesta, fra qualche anno le avremo persino da Cerere e da Plutone. Ma, in ultima analisi, neppure Hubble, con la sua squisita risoluzione, è in grado di mostrarci i dettagli fisici di un pianeta extrasolare, di una stella di neutroni, di un lontano quasar. Quando nessun telescopio può aiutarci, dobbiamo supplire con la fantasia, usare l'immaginazione per trasformare in immagini di stelle e sistemi planetari i dati che gli astronomi ricavano attraverso complessi calcoli. I raffronti ci danno la misura delle cose e ci guidano nel compito.

Memoria dello Spazio è l'ultimo prodotto in ordine di tempo di un lungo processo di ricerca personale nel campo della divulgazione in astronomia. Un processo che è passato attraverso siti dismessi e ormai cancellati, siti che hanno cambiato destinazione d'uso (Omega Centauri), siti rivolti a un pubblico non italiano (Too Many Parsecs). Ogni passo di questa ricerca mi ha permesso, da un lato, di migliorare le mie conoscenze, dall'altro di snellire l'esposizione degli argomenti e la forma esteriore, togliendo tutto il superfluo. Mi auguro che questo sforzo non sia senza frutto e che gli articoli qui pubblicati incontrino i gusti e l'interesse di altri appassionati di astronomia.

Michele Diodati
(30 luglio 2012
)

Tag: Kepler-30, pagine

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