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Un diario di cose celesti

Chi siamo? Perché?

Un’eruzione solare osservata con squisito dettaglio

20 Apr 2011 10:48 PM – Michele Diodati

Il 19 marzo 2010 il Sole eruttò un potente getto di materia, un fenomeno chiamato dagli astronomi eiezione coronale di massa, più brevemente CME (coronal mass ejection). L’eruzione, diretta verso la Terra, fu ripresa nella sua evoluzione da una delle due sonde STEREO.

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Immagini nella luce visibile della CME in viaggio dal Sole verso la Terra, riprese dall'osservatorio spaziale STEREO il 20 marzo 2010. Cortesia: Anthony Williams/NASA/Richard Harrison
Immagini nella luce visibile della CME in viaggio dal Sole verso la Terra, riprese dall'osservatorio spaziale STEREO il 20 marzo 2010. Cortesia: Anthony Williams/NASA/Richard Harrison
Immagini nella luce visibile della CME in viaggio dal Sole verso la Terra, riprese dall'osservatorio spaziale STEREO il 20 marzo 2010. Cortesia: Anthony Williams/NASA/Richard Harrison
Immagini nella luce visibile della CME in viaggio dal Sole verso la Terra, riprese dall'osservatorio spaziale STEREO il 20 marzo 2010. Cortesia: Anthony Williams/NASA/Richard Harrison

Immagini nella luce visibile della CME in viaggio dal Sole verso la Terra, riprese dall'osservatorio spaziale STEREO il 20 marzo 2010. Cortesia: Anthony Williams/NASA/Richard Harrison

Per comprendere la dimensione del fenomeno, basti pensare che l’asse x delle immagini sopra riprodotte corrisponde a un’estensione di 48 milioni di km: poco meno di un terzo della distanza tra il Sole e la Terra. Si calcola che la massa totale di gas ionizzato, o plasma, contenuta nella CME fosse pari a circa un miliardo di tonnellate. Gli strumenti rilevarono che il flusso viaggiava alla velocità di circa 350 chilometri al secondo, sufficiente per raggiungere la Terra in tre giorni.

Eruzioni di questo tipo possono essere molto dannose per le reti satellitari ed elettriche. È necessario, quindi, monitorare con grande attenzione la loro origine e soprattutto la loro evoluzione. È quello che ha fatto Anthony Williams dell’Università di Leicester, che martedì 19 Aprile 2011, in occasione del National Astronomy Meeting della Royal Astronomical Society tenutosi in Galles, ha presentato i risultati del suo studio. Il gruppo di ricerca di Williams ha comparato la struttura iniziale della CME, ripresa dall’osservatorio STEREO, con la struttura del flusso arrivata nei pressi della Terra, registrata dalla sonda ACE (Advanced Composition Explorer), un satellite in orbita molto eccentrica, dotato di strumenti in grado di analizzare la composizione delle particelle di vento solare che lo colpiscono.

I risultati indicano che la struttura delle CME evolve in modo considerevole nel corso dell'espansione che conduce la materia eruttata dal Sole verso lo spazio esterno. Benché sia difficile prevedere dalle immagini come evolverà la struttura interna di una CME, le osservazioni che le sonde STEREO e altri osservatori solari sono in grado di compiere forniscono agli scienziati uno strumento essenziale per comprendere la dimensione del fenomeno e anticipare la portata degli eventuali danni, causati dall'azione del plasma solare su satelliti e apparecchiature elettriche terrestri.

Un montaggio delle riprese effettuate dalla sonda STEREO A. Cortesia: Anthony Williams/NASA/Richard Harrison

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Tag: articoli, Sole, CME, STEREO

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