Overblog Tutti i blog Blog migliori Scienza e tecnologia
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Un diario di cose celesti

Chi siamo? Perché?

La rotazione delle macchie solari innesca una gigantesca eruzione

25 Apr 2011 09:42 AM – Michele Diodati

Cortesia: D. Brown/NASA/SDO/AIA, EVE e HMI science teams (<a href="http://www.ras.org.uk/images/stories/NAM/2011/images/brown.jpg" target="_blank">vedi in alta risoluzione</a>)

Cortesia: D. Brown/NASA/SDO/AIA, EVE e HMI science teams (<a href="http://www.ras.org.uk/images/stories/NAM/2011/images/brown.jpg" target="_blank">vedi in alta risoluzione</a>)

Pubblicità

L’immagine composita, realizzata con il contributo degli strumenti HMI e AIA del Solar Dynamics Observatory (SDO), mostra il Sole alle ore 1:50 antimeridiane del 15 febbraio 2011. Solo sei minuti prima, le cinque macchie solari della regione attiva AR 11158 (visibili nel riquadro inferiore destro dell’immagine) avevano rilasciato un brillamento di classe X, il più potente dopo quello del dicembre 2006. Un brillamento di tale classe emette qualcosa come 1012 W/m2 ed è così potente da poter danneggiare, se diretto verso la Terra, le nostre reti elettriche e satellitari.

Secondo i risultati di una ricerca presentati il 20 aprile dal dr. Daniel Brown al National Astronomy Meeting della Royal Astronomical Society, l’enorme rilascio di energia è stato provocato dal raggiungimento del punto di rottura delle linee di campo magnetico, create dall’interazione delle cinque macchie solari della regione attiva AR 11158. Le macchie hanno ruotato nel corso di sei giorni tra i 50 e i 130 gradi, alcune in senso orario ed altre in senso antiorario. Questa torsione ha immesso energia nel campo magnetico, provocando lo stesso effetto che si ha in un elastico, quando viene attorcigliato fino a superare il punto di rottura: tutta l’energia potenziale accumulata si libera in un attimo, con effetto dirompente.

Il video mostra le dinamiche dell'atmosfera solare durante sei giorni. I dati dalla superficie del Sole provengono dallo strumento HMI dell'osservatorio SDO, mentre i dati sull'atmosfera (alla temperatura di un milione di gradi Kelvin) provengono dallo strumento AIA di SDO. Il riquadro in basso a destra mostra in primo piano il comportamento delle macchie solari della regione attiva 11158, la cui rotazione è collegata ai brillamenti visibili nell'atmosfera. Cortesia: D. Brown/NASA/SDO/AIA, EVE e HMI science teams

Riferimenti

Pubblicità
Pubblicità

Tag: Sole, articoli, brillamenti, macchie solari, regioni attive, SDO

Condividi post

La tua opinione