Scoperto il primo pianeta extragalattico. Forse
È già molto difficile scoprire pianeti nella nostra Galassia, dove le distanze in gioco non superano le migliaia di anni luce. Il compito diventa quasi impossibile, con le attuali tecnologie, se la ricerca si rivolge ad altre galassie, dove le distanze dalla Terra cominciano a essere calcolate nell’ordine dei milioni di anni luce.
Eppure un gruppo di ricercatori, tra cui Gabriele Ingrosso dell'Università del Salento e Philippe Jetzer dell’Università di Zurigo, ritiene di avere identificato un possibile pianeta extragalattico, situato nella galassia di Andromeda a oltre due milioni di anni luce da noi. Il metodo usato è quello di una simulazione al computer, nella quale diversi effetti di microlente gravitazionale registrati durante l'osservazione di Andromeda sono stati trattati matematicamente, analizzando la loro compatibilità con la presenza, intorno alle stelle "lente", di pianeti con caratteristiche simili agli esopianeti scoperti finora nella Via Lattea. Un assunto tutto sommato ragionevole.
L’effetto lente aumenta la luminosità di oggetti lontanissimi, la cui luce si trovi a incrociare oggetti massicci interposti sul percorso dei fotoni dalla sorgente a noi. Grazie al modo in cui la curva di luce aumenta e si affievolisce, è possibile determinare se intorno alla stella di primo piano che genera l'effetto lente vi siano dei pianeti, e di quale massa. Ma nel caso di stelle lontane milioni di anni luce, come quelle della galassia di Andromeda, un singolo pixel dell'immagine acquisita al telescopio contiene la luce di diverse stelle, non separabili individualmente. Tuttavia, anche con questa limitazione – affermano i ricercatori che hanno realizzato la simulazione – le variazioni di luminosità di quel singolo pixel possono essere analizzate fino a rivelare l'eventuale presenza di pianeti (ma di almeno due masse gioviane) in orbita intorno alla stella che ha generato la lente.
Secondo i calcoli, una microlente gravitazionale osservata nel 2004 nella galassia di Andromeda con uno dei telescopi dell'Osservatorio Isaac Newton non sarebbe stata prodotta da una stella doppia, come originariamente creduto, ma da una stella e un pianeta, con una massa stimata tra sei e sette volte quella di Giove.
Purtroppo i fenomeni di lente gravitazionale non sono prevedibili né ripetibili a piacere, sicché sarà molto difficile avere una qualsiasi conferma sperimentale dell’ipotesi sostenuta dai ricercatori.
Riferimenti
First extragalactic exoplanet may have been found - space - 10 June 2009 - New Scientist
We could find planets in other galaxies using today's technology, according to a new simulation. The study gives credence to a tentative detection of a planet in Andromeda, our nearest large ...
http://www.newscientist.com/article/dn17287-first-extragalactic-exoplanet-may-have-been-found.html
Pixel-lensing as a way to detect extrasolar planets in M31
Pixel-lensing as a way to detect extrasolar planets in M31 Da circa quindici anni la tecnica del microlensing gravitazionale - cioè l'amplificazione acromatica della luce proveniente da una stella a
http://www.dmf.unisalento.it/astro/Ricerca/TAG-lavori/pixel%20lensing%20M31.html
[0906.1050] Pixel-lensing as a way to detect extrasolar planets in M31
Astrophysics > Solar and Stellar Astrophysics Title: Pixel-lensing as a way to detect extrasolar planets in M31 (Submitted on 5 Jun 2009) Abstract: We study the possibility to detect extrasolar ...
Isaac Newton Group of Telescopes
The Isaac Newton Group of Telescopes (ING) operates the 4.2 metre William Herschel Telescope (WHT), the 2.5 metre Isaac Newton Telescope (INT) and the 1.0 metre Jacobus Kapteyn Telescope (JKT) at ...
Tag: m31, andromeda, esopianeti, microlente gravitazionale, simulazioni, articoli













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