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Un diario di cose celesti

Chi siamo? Perché?

Ricetta del giorno: un cucchiaio di polvere marziana

04 Dec 2012 11:37 PM – Michele Diodati

L'unico scoop che rimane, al termine di questa attesa di rivelazioni da Marte gonfiata dai media e dalla colpevole complicità della NASA, è il mestolo ("scoop" in inglese) che Curiosity ha utilizzato per prelevare i campioni di suolo analizzati dal suo laboratorio chimico portatile.

Gli strumenti SAM (Sample Analysis at Mars) e CheMin (Chemistry and Mineralogy) hanno esaminato la composizione chimico-fisica di un deposito di polvere e sabbia trasportati dal vento, prelevato da un sito battezzato Rocknest ("nido roccioso"). Ciò che hanno scoperto è che il suolo marziano su cui sta passeggiando Curiosity è molto simile a quelli già esaminati in passato dai rover Pathfinder, Spirit e Opportunity.

Per essere più precisi, CheMin ha trovato che il suolo analizzato è composto per metà di comuni minerali vulcanici e per metà di materiali non cristallini come il vetro. SAM ha poi analizzato gli ingredienti presenti in bassa concentrazione e misurato la quantità di isotopi. Ha scoperto che il vapore acqueo, osservato riscaldando il campione nel suo sofisticato "fornello da campo", contiene una percentuale di deuterio maggiore di quella presente negli oceani terrestri. Ha poi trovato, in quantità minori rispetto all'acqua, biossido di carbonio, ossigeno molecolare e biossido di zolfo. In via provvisoria, SAM ha identificato i composti contenenti ossigeno e cloro come derivati dalla decomposizione di un perclorato, per esempio il perclorato di calcio (i perclorati sono composti molto reattivi, usati per lo più nell'industria pirotecnica).

Quanto alla notizia più importante che i media attendevano, cioè la possibile scoperta di composti organici, la verità è deludente: gli unici materiali organici trovati nelle reazioni chimiche osservate da SAM sono composti contenenti cloro e metano. Il cloro è certamente di origine marziana. Il carbonio, invece, che entra nella composizione del metano ed è indispensabile per la formazione di molecole organiche, potrebbe essere di origine terrestre. Serviranno insomma ulteriori analisi e molto più tempo per stabilire con certezza se il suolo marziano percorso da Curiosity contiene qualcosa che assomigli a precursori della vita.

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Da sinistra, il terzo e il quarto scavo effettuati dal "mestolo" di Curiosity a ottobre 2012. Il suolo è ricoperto da una crosta, più chiara, dello spessore di circa mezzo centimetro, composta da grani larghi tra 0,5 e 1,5 millimetri, sotto la quale si nasconde un suolo più scuro, composto da una polvere più fine. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / MSSS

Da sinistra, il terzo e il quarto scavo effettuati dal "mestolo" di Curiosity a ottobre 2012. Il suolo è ricoperto da una crosta, più chiara, dello spessore di circa mezzo centimetro, composta da grani larghi tra 0,5 e 1,5 millimetri, sotto la quale si nasconde un suolo più scuro, composto da una polvere più fine. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / MSSS

L'immagine, assemblata da 55 singoli scatti eseguiti dallo strumento MAHLI, mostra il sito da cui è stato prelevato il campione di suolo analizzato. Curiosity è rimasto in questo sito dal 2 ottobre al 16 novembre 2012. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / MSSS

L'immagine, assemblata da 55 singoli scatti eseguiti dallo strumento MAHLI, mostra il sito da cui è stato prelevato il campione di suolo analizzato. Curiosity è rimasto in questo sito dal 2 ottobre al 16 novembre 2012. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / MSSS

A sinistra, un'area di suolo di 1,9 per 2,2 centimetri, che mostra una parte dei materiali di deposito portati dal vento nel suolo che è stato scavato da Curiosity. La sferetta di vetro più grande misura poco più di mezzo millimetro. I grani visibili sulla destra sono quelli rimasti dopo essere stati setacciati, prima di essere sottoposti all'analisi chimica. Solo i grani più piccoli di 150 micrometri passano tra le maglie del setaccio. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / MSSS

A sinistra, un'area di suolo di 1,9 per 2,2 centimetri, che mostra una parte dei materiali di deposito portati dal vento nel suolo che è stato scavato da Curiosity. La sferetta di vetro più grande misura poco più di mezzo millimetro. I grani visibili sulla destra sono quelli rimasti dopo essere stati setacciati, prima di essere sottoposti all'analisi chimica. Solo i grani più piccoli di 150 micrometri passano tra le maglie del setaccio. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / MSSS

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Una descrizione dei tre laboratori automatici che compongono lo strumento SAM di Curiosity. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / MSSS

Comparazione tra la composizione dei suoli esaminati rispettivamente da Spirit, Opportunity e Curiosity. La somiglianza tra le quantità dei vari composti è evidente, ma ancora poco significativa per quanto riguarda Curiosity, dal momento che ha analizzato finora un unico campione. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / University of Guelph

Comparazione tra la composizione dei suoli esaminati rispettivamente da Spirit, Opportunity e Curiosity. La somiglianza tra le quantità dei vari composti è evidente, ma ancora poco significativa per quanto riguarda Curiosity, dal momento che ha analizzato finora un unico campione. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / University of Guelph

Il grafico mette in relazione l'intensità delle emissioni di gas rilevate dallo strumento SAM con le temperature alle quali il campione di suolo marziano è stato riscaldato. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / GSFC

Il grafico mette in relazione l'intensità delle emissioni di gas rilevate dallo strumento SAM con le temperature alle quali il campione di suolo marziano è stato riscaldato. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / GSFC

SAM ha trovato ossigeno, cloro e zolfo nei granelli di suolo marziano analizzati. L'ossigeno e il cloro potrebbero derivare da perclorati, mentre lo zolfo suggerisce la presenza di solfuri e solfiti. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / GSFC

SAM ha trovato ossigeno, cloro e zolfo nei granelli di suolo marziano analizzati. L'ossigeno e il cloro potrebbero derivare da perclorati, mentre lo zolfo suggerisce la presenza di solfuri e solfiti. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / GSFC

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Il suolo marziano analizzato da SAM ha rivelato la presenza di semplici composti organici contenenti idrogeno, carbonio e cloro. Ulteriori prelievi saranno però necessari per capire se il carbonio è di origine marziana o terrestre. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / GSFC

Il suolo marziano analizzato da SAM ha rivelato la presenza di semplici composti organici contenenti idrogeno, carbonio e cloro. Ulteriori prelievi saranno però necessari per capire se il carbonio è di origine marziana o terrestre. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / GSFC

Il collage di immagini mostra la diversità dei suoli marziani nei luoghi di atterraggio di Spirit (Cratere Gusev, nelle due immagini in alto), Viking (in basso a sinistra) e Curiosity (il sito "Rocknest", in basso a destra). Cortesia: NASA / JPL-Caltech

Il collage di immagini mostra la diversità dei suoli marziani nei luoghi di atterraggio di Spirit (Cratere Gusev, nelle due immagini in alto), Viking (in basso a sinistra) e Curiosity (il sito "Rocknest", in basso a destra). Cortesia: NASA / JPL-Caltech

Il percorso effettuato da Curiosity all'interno del Cratere Gale, a partire dall'arrivo su Marte, avvenuto a Bradbury Landing il 5 agosto 2012, fino al 30 novembre 2012. La distanza totale percorsa in questo arco di tempo è stata di 519 metri. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / Univ. of Arizona

Il percorso effettuato da Curiosity all'interno del Cratere Gale, a partire dall'arrivo su Marte, avvenuto a Bradbury Landing il 5 agosto 2012, fino al 30 novembre 2012. La distanza totale percorsa in questo arco di tempo è stata di 519 metri. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / Univ. of Arizona

Il cammino compiuto finora da Curiosity per passare da Bradbury Landing a Glenelg è poca cosa, rispetto a quello che l'attende per arrivare alla base del Monte Sharp, da cui comincerà la parte principale della sua missione. Il punto indicato come la base del Monte Sharp è una sorta di ponte naturale che permetterà al rover di salire sulle pendici della montagna senza dover passare sulle dune scoscese che la fiancheggiano. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / Univ. of Arizona

Il cammino compiuto finora da Curiosity per passare da Bradbury Landing a Glenelg è poca cosa, rispetto a quello che l'attende per arrivare alla base del Monte Sharp, da cui comincerà la parte principale della sua missione. Il punto indicato come la base del Monte Sharp è una sorta di ponte naturale che permetterà al rover di salire sulle pendici della montagna senza dover passare sulle dune scoscese che la fiancheggiano. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / Univ. of Arizona

Una vista tridimensionale del Cratere Gale e del Monte Sharp, realizzata utilizzando i dati acquisiti in epoche diverse da tre velivoli orbitanti: Mars Express, Mars Reconnaissance Orbiter e Viking Orbiter. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / ESA / DLR / FU Berlin / MSSS

Una vista tridimensionale del Cratere Gale e del Monte Sharp, realizzata utilizzando i dati acquisiti in epoche diverse da tre velivoli orbitanti: Mars Express, Mars Reconnaissance Orbiter e Viking Orbiter. Cortesia: NASA / JPL-Caltech / ESA / DLR / FU Berlin / MSSS

Riferimenti

Tag: Marte, curiosity, molecole organiche, gallerie, articoli

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