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Un diario di cose celesti

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Lo spettacolo del Trapezio

07 Oct 2012 04:30 PM – Michele Diodati

Le stelle del Trapezio brillano al centro della nebulosa M42 in Orione, in questa spettacolare immagine, frutto di un'elaborazione di Robert Gendler su dati d'archivio del telescopio spaziale Hubble. Cortesia:  NASA / ESA / Hubble Legacy Archive / Robert Gendler

Le stelle del Trapezio brillano al centro della nebulosa M42 in Orione, in questa spettacolare immagine, frutto di un'elaborazione di Robert Gendler su dati d'archivio del telescopio spaziale Hubble. Cortesia: NASA / ESA / Hubble Legacy Archive / Robert Gendler

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Sotto le tre brillanti stelle che formano la cintura di Orione – Alnilam, Alnitak e Mintaka – pende la spada del cacciatore. L'elemento centrale della spada appare a occhio nudo come un bagliore non ben definito: è la famosissima Nebulosa di Orione o Messier 42. Al centro della nebulosa, ben visibili nell'immagine qui riprodotta, si trovano le stelle del Trapezio, un giovane ammasso di stelle di classe spettrale OB, la cui potente radiazione ultravioletta è il motore che fa brillare la nebulosa e ne sta disperdendo rapidamente i gas.

Scoperto il 4 febbraio 1617 da Galileo Galilei, il Trapezio è formato da quattro elementi chiamati Theta 1 Orionis A, B, C e D. Si tratta di sistemi binari o multipli, sicché abbiamo un totale di undici stelle, brillantissime e massicce, racchiuse nello spazio di circa 10.000 unità astronomiche: più o meno un sesto di anno luce.

L'oggetto di gran lunga più luminoso e massiccio del gruppo è la stella primaria del sistema binario Theta 1 Orionis C: una gigante di classe O6 da quasi 40 masse solari, intorno alla quale orbita in circa undici anni una compagna da 9 masse solari. La determinazione dell'orbita e delle masse di questo sistema ha permesso inoltre di stabilire la sua distanza dalla Terra, che è risultata di circa 1.350 anni luce. La primaria di Theta 1 Orionis C, con una temperatura superficiale di 40.000 K, un vento stellare 100.000 volte più potente di quello emesso dal Sole e una luminosità pari a circa 210.000 volte quella solare, sta facendo il vuoto intorno a sé, spazzando via, tra le altre cose, anche il materiale nei dischi protoplanetari delle stelle in formazione nei dintorni, impedendo così, probabilmente, la nascita di futuri sistemi planetari.

Un recente studio, basato su simulazioni al computer, ha avanzato l'ipotesi che l'ammasso aperto al centro della Nebulosa di Orione contenga, oltre alle brillantissime stelle del Trapezio, anche un buco nero da almeno 100 masse solari, nato nelle prime fasi di vita dell'ammasso, durante le quali le stelle si trovavano ancor più densamente "impacchettate" di quanto appaiano oggi. In quelle condizioni caotiche e pericolose, sostengono gli autori della ricerca, è molto probabile che siano avvenute delle collisioni stellari, che, per via di fusioni successive, hanno condotto infine alla formazione di un massiccio buco nero.

Occorrerà ora esaminare palmo a palmo il cuore dell'ammasso per scovare le tracce dell'ipotetico buco nero, la cui esistenza è stata desunta come la causa nascosta dell'alta velocità di dispersione delle stelle del Trapezio.

Le stelle del Trapezio, con l'indicazione delle separazioni (in secondi d'arco) e della magnitudine apparente. Cortesia: Dr. James Dire

Le stelle del Trapezio, con l'indicazione delle separazioni (in secondi d'arco) e della magnitudine apparente. Cortesia: Dr. James Dire

L'immagine a piena risoluzione di M42 è stata qui suddivisa in 16 frammenti di uguale dimensione, per permettere di apprezzare i dettagli (l'ordine è da sinistra a destra, dall'alto in basso). Il Trapezio si trova nel sesto riquadro a partire dal basso. Cortesia:  NASA / ESA / Hubble Legacy Archive / Robert Gendler (elaborazione)
L'immagine a piena risoluzione di M42 è stata qui suddivisa in 16 frammenti di uguale dimensione, per permettere di apprezzare i dettagli (l'ordine è da sinistra a destra, dall'alto in basso). Il Trapezio si trova nel sesto riquadro a partire dal basso. Cortesia:  NASA / ESA / Hubble Legacy Archive / Robert Gendler (elaborazione)
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Tag: theta 1 ori c, trapezio, m42, Orione, telescopio spaziale hubble, buchi neri, formazione stellare, ammassi aperti, gallerie, articoli

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