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Un diario di cose celesti

Chi siamo? Perché?

Il contatto con le sonde Voyager

14 Mar 2005 05:26 PM – Michele Diodati

Perché riusciamo ancora a percepire il segnale delle due sonde Voyager? Per almeno tre ragioni:

  1. Le due navicelle Voyager dispongono di sufficiente energia elettrica e propellente per manovre di stabilizzazione, da consentir loro di inviare dati sulla Terra fino al 2020 circa.

  2. Esiste un sistema chiamato DSN (Deep Space Network), costituito da tre enormi antenne terrestri del diametro di 70 metri, così potenti da riuscire ancora ad inviare comandi alle due sonde Voyager. Giusto per avere un’idea della precisione necessaria a governare i Voyager dalla Terra, inviare comandi alle due navicelle equivale a lanciare una palla da baseball attraverso migliaia di chilometri di oceano, riuscendo a centrare un piccolo bersaglio posto su una nave in movimento. Attualmente un comando inviato a Voyager 1 impiega 12 ore e 39 minuti per raggiungere la sonda, viaggiando alla velocità della luce.

  3. Vi sono dieci persone (due dello staff che partecipò al lancio 27 anni fa) che ancora lavorano a tempo pieno al progetto Voyager, distaccate presso il Jep Propulsion Laboratory del California Insitute of Technology. In origine erano impiegate al progetto ben 300 persone.

Se verranno tagliati i fondi per assicurare i punti 2 e 3, nonostante le due sonde rimarranno operative fino al 2020, perderemo irreparabilmente gli inestimabili dati scientifici che sarebbero in grado di inviarci.

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Rappresentazione artistica di una sonda Voyager. <span class="di">Cortesia: NASA</span>

Rappresentazione artistica di una sonda Voyager. <span class="di">Cortesia: NASA</span>

Tag: JPL, Voyager, Deep Space Network, articoli

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