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Un diario di cose celesti

Chi siamo? Perché?

I simboli non possono morire

25 Aug 2012 10:12 PM – Michele Diodati

Quella notte del 20 luglio 1969 ero un bambino di cinque anni e stavo già dormendo quando i miei genitori vennero a svegliarmi, per vedere insieme, dal televisore in bianco e nero che stava nel soggiorno dove dormivo, lo storico primo passo dell'uomo sulla Luna. Ricordo ancora distintamente la telecronaca di Tito Stagno, l'emozione di quei momenti incredibili, quel nome, Armstrong, che da allora divenne per tutti sinonimo di "uomo sulla Luna".

Oggi Neil Armstrong è morto, ma è solo un dato di cronaca che riguarda il suo corpo fisico e il dolore privato dei familiari, di coloro che l'hanno conosciuto e amato come essere umano. C'è poi un altro Neil Armstrong, che non è morto e non può morire, perché non è fatto di carne e sangue. Appartiene a tutti, è patrimonio dell'umanità. L'UNESCO non ha bisogno di proteggerlo, perché è stampato da 43 anni in modo indelebile nella memoria collettiva. È l'immagine sgranata di quel filmato in bianco e nero, quella frase non perfettamente comprensibile, pronunciata con voce quasi impassibile mentre poggiava per la prima volta i piedi sulla Luna: "That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind". È il simbolo dell'impresa impossibile che diventa realtà, l'archetipo dell'eroe prestato dal mondo delle armi e dei cavalieri al mondo della scienza e della tecnica, un mondo fatto di cavi, razzi, metallo, tute pressurizzate e procedure tecniche da mandare a memoria.

Dopo quel 20 luglio, Armstrong ha passato il resto della sua vita a cercare di sfuggire alla celebrità e all'ossessione di dover rivivere per sempre la discesa di quella scaletta e i primi incerti balzi sul suolo lunare. Ma sapeva bene che non era possibile. Sapeva che la missione dell'Apollo 11 e in particolare la prima impronta lasciata da un piede umano sulla Luna sarebbero finiti nei libri di storia, e con pieno merito. Non perché la Luna sia granché nell'economia dell'Universo: è un misero sasso legato dalla gravità a un sasso un po' più grande, persi entrambi nell'immensità nera dello spazio, di tanto in tanto interrotta da puntini luminosi infinitamente lontani. Ma perché noi umani, di fronte a quello scenario di corpi celesti, siamo fisicamente ancora più piccoli e insignificanti.

Solo 66 anni separavano l'impresa di Armstrong, Aldrin e Collins dalla prima volta in cui un essere umano, Orville Wright, era riuscito a staccarsi da terra con un veicolo a motore: era il 17 dicembre del 1903 e il volo, di soli 36 metri, eseguito su un traballante biplano infinitamente più primitivo del modulo lunare che sbarcò sulla Luna, era durato appena dodici secondi. In sei decenni e mezzo, un lampo in confronto ai tempi che scandiscono la vita di stelle e pianeti, l'ingegno umano era riuscito a perfezionare la scienza e la tecnologia che consentono il volo al punto da allungare quei 36 metri percorsi da Wright fino alla Luna e ritorno.

Neil Armstrong è l'essere umano che finalizzò quello sforzo titanico dell'ingegno, è il giocatore che segnò la meta decisiva, il simbolo della capacità della specie umana di progettare ed eseguire imprese complicate, rischiose, difficili. Nel suo volto felice dopo la prima passeggiata lunare c'è non solo il sollievo del successo, ma anche il segno di un'umanità giovane, forte, desiderosa di lottare e di progredire. Quel giovane uomo e la sua espressione eccitata e felice non sono morti e non devono morire. Oggi più che mai abbiamo bisogno di recuperare l'entusiasmo e la determinazione con cui Neil Armstrong ci guarda dalle pagine di Wikipedia e dei libri di storia.

La felicità di Neil Armstrong, comandante dell'Apollo 11, mentre si riposa appena dopo aver completato la prima, storica "moonwalk". Cortesia: NASA

La felicità di Neil Armstrong, comandante dell'Apollo 11, mentre si riposa appena dopo aver completato la prima, storica "moonwalk". Cortesia: NASA

Francobollo commemorativo dell'impresa di Armstrong (settembre 1969). Cortesia: US Post Office

Francobollo commemorativo dell'impresa di Armstrong (settembre 1969). Cortesia: US Post Office

Riferimenti

Tag: Neil Armstrong, Apollo 11, Luna, articoli

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