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Un diario di cose celesti

Chi siamo? Perché?

GJ 436b, una "stufa" planetaria piena di monossido di carbonio

14 Sep 2010 12:16 AM – Michele Diodati

GJ 436b è un esopianeta grande più o meno quanto Nettuno, in orbita intorno a una fredda nana rossa di classe M, distante 33 anni luce da noi. Ciò che lo rende particolare è il fatto che ribalta l'attuale modello teorico per un pianeta delle sue dimensioni e della sua temperatura: la composizione chimica della sua atmosfera non è quella che ci si attendeva.

Rappresentazione artistica dell'esopianeta GJ 436b, parzialmente occultato dalla sua stella. Cortesia: NASA/JPL-Caltech

Rappresentazione artistica dell'esopianeta GJ 436b, parzialmente occultato dalla sua stella. Cortesia: NASA/JPL-Caltech

Per gli astronomi che hanno studiato il pianeta, era scontato attendersi che la sua atmosfera fosse ricca di metano. E' un dato comune, infatti, che vi sia molto metano (CH4) e poco monossido di carbonio (CO), quando l'atmosfera contiene un mix di idrogeno, ossigeno e carbonio e la temperatura oscilla intorno ai 1.000 K.

La situazione su GJ 436b è molto simile (la temperatura è di circa 800 K), ma le osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Spitzer hanno mostrato che, nell'atmosfera di questo pianeta, vi è 7.000 volte meno metano di quanto i modelli teorici prevedano. È invece ricca di monossido di carbonio, un gas incolore e inodore, per inciso terribilmente velenoso per gli umani (lo si trova, sulla Terra, nei prodotti della combustione di stufe e motori di automobile).

La domanda è: dov'è andato a finire il metano che avrebbe dovuto trovarsi nell'atmosfera di GJ 436b?

Gli astronomi non lo sanno. Un'ipotesi è che il metano sia stato decomposto dalla radiazione ultravioletta proveniente dalla stella madre e che al suo posto si sia formato dell'etilene (C2H4): qualcosa di simile a ciò che accade sulla Terra, quando la plastica esposta al Sole si deteriora per la rottura dei legami del carbonio. Un'altra ipotesi è che su GJ 436b vi siano dei fortissimi venti ascensionali, che "ramazzano" periodicamente gli strati profondi dell'atmosfera, ricchi di monossido di carbonio, e li trasportano verso l'alto, là dove è riuscito a penetrare l'occhio del telescopio Spitzer.

Ma, come ammettono gli autori dello studio, pubblicato il 22 aprile 2010 su Nature, si tratta solo di ipotesi. Potrebbe anche essere che su quel lontano pianeta sia all'opera una chimica del tutto diversa e sconosciuta, della quale non vi è alcun esempio nel sistema solare.

Il metano è tra l'altro uno degli indicatori principali della presenza della vita come noi la conosciamo. Ma forse su GJ 436b la vita, se esiste, ha preso tutt'altre sembianze. A cominciare dalla capacità di resistere al calore.

Riferimenti

Tag: nane rosse, esopianeti, articoli, telescopio spaziale spitzer, metano, monossido di carbonio, Gliese 436b, Gliese 436

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