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Un diario di cose celesti

Chi siamo? Perché?

Come t'imbianco l'asteroide

07 Nov 2012 12:08 AM – Michele Diodati

Qualche anno fa l'asteroide Apofi (più precisamente 99942 Apophis) balzò agli onori delle cronache, perché i calcoli provvisori della sua traiettoria indicavano una possibilità non del tutto trascurabile che il 13 aprile del 2029, e poi ancora nel 2036, avrebbe potuto colpire la Terra. Con i suoi circa 270 metri di diametro e una massa stimata intorno ai 27 milioni di tonnellate, l'impatto di Apofi produrrebbe una devastazione totale su un'area di diverse migliaia di chilometri quadrati, con una potenza esplosiva stimata in 510 megatoni. Per confronto, l'evento della Tunguska, che nel 1908 devastò una regione boscosa della Siberia abbattendo tutti gli alberi nel raggio di diversi chilometri, ebbe una potenza compresa tra "appena" 3 e 10 megatoni.

Una rappresentazione artistica dell'asteroide Apofi. Cortesia: European Space Agency

Una rappresentazione artistica dell'asteroide Apofi. Cortesia: European Space Agency

Fortunatamente, successivi raffinamenti dei calcoli orbitali esclusero la possibilità che l'asteroide colpisca la Terra nel 2029. Si tratterà sì di un passaggio ravvicinato, ma a distanza di sicurezza: il punto di massimo avvicinamento sarà di poco meno di 30.000 km, più o meno 5,6 raggi terrestri. Tuttavia, l'attrazione della Terra cambierà la traiettoria dell'asteroide in modi che non sono per il momento predicibili con assoluta certezza.

Insomma, studiare un metodo per evitare una possibile collisione, con Apofi o con un altro asteroide, è senz'altro una preoccupazione sensata. In vista di questo utile scopo, è stato addirittura creato un premio internazionale per giovani scienziati. Il concorso si chiama "Move an Asteroid" e l'edizione del 2012, con premio finale consegnato a Napoli, è stata vinto da un dottorando del MIT, Sung Wook Paek.

La proposta di Paek è quantomeno singolare. La sua idea è quella di bombardare Apofi con nubi di pallini riempiti di una vernice bianca in polvere. Due "passate" dovrebbero bastare, secondo l'autore, a colorare il lato A e il lato B dell'asteroide con uno strato di pigmento dello spessore di 5 micrometri. L'operazione avrebbe un duplice effetto: inizialmente quello di deflettere l'asteroide dalla sua orbita, sia pure di poco, per mezzo della spinta impartita dalle due salve di pallini di vernice sparategli contro; successivamente, quello di aumentare l'albedo, cioè la riflettività, dell'asteroide e di sfruttare così l'effetto di lungo termine della pressione della radiazione solare, riflessa dal colore bianco, per deviare Apofi dalla sua rotta di collisione con la Terra. Secondo Paek, potrebbero bastare vent'anni di effetto cumulativo della spinta radiativa del Sole sull'asteroide dipinto di bianco, per ottenere una modifica orbitale sufficiente allo scopo.

Se poi anche l'operazione non dovesse andare a buon fine, nel senso che il bianco non servisse a deviare la rotta in misura sufficiente, la nuova colorazione di Apofi permetterebbe comunque ai telescopi di individuarlo e seguirne il percorso con maggiore facilità: Paek è indubbiamente uno che ama vedere il bicchiere mezzo pieno...

Ultimo particolare interessante nella proposta del dottorando del MIT è il metodo di assemblaggio del "gavettone" spaziale da sparare sull'asteroide. Se lanciato dalla Terra con un normale razzo, il fragile carico di pellet pieni di vernice potrebbe rompersi sotto la spinta della potente accelerazione che serve per vincere la gravità terrestre. Per evitare questo rischio letale, il materiale colorante dovrebbe allora essere assemblato nello spazio e la Stazione Spaziale Internazionale sarebbe il luogo ideale per farlo. Successivamente, il carico sarebbe trasferito su una navicella costruita appositamente per partire dalla ISS e, da lì, dirigersi verso l'asteroide, per portare a termine la sua colorata missione.

Riferimenti

Tag: Apofi, asteroidi, NEO, articoli, MIT

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